Fabrizio Di Patti – Dottore Commercialista

Holding societarie: vantaggi, fiscalità, dividendi, passaggio generazionale e nuovi rischi di contestazione per abuso del diritto

La holding è diventata uno degli strumenti più utilizzati nelle riorganizzazioni societarie, nella gestione delle partecipazioni familiari e nella pianificazione finanziaria dei gruppi d’impresa. Non si tratta, però, di una struttura da adottare esclusivamente perché consente di ricevere dividendi con una tassazione molto contenuta: la sua funzione deve essere inserita in un progetto societario coerente e documentabile.

Una holding può concentrare le partecipazioni operative, separare il patrimonio dal rischio industriale, facilitare l’ingresso della nuova generazione, governare più società attraverso un unico centro decisionale, reinvestire gli utili prodotti dalle partecipate e razionalizzare future acquisizioni o cessioni. Al tempo stesso, una struttura costruita senza reali finalità organizzative e utilizzata semplicemente come contenitore destinato a trattenere indefinitamente i dividendi può attirare l’attenzione dell’Amministrazione finanziaria.

Il tema è diventato particolarmente delicato dopo l’Atto di indirizzo del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 27 febbraio 2025 sull’abuso del diritto. Il documento chiarisce che anche un differimento dell’imposizione può rappresentare un vantaggio fiscale rilevante quando il rinvio della tassazione sia sostanzialmente indefinito o significativamente posticipato; allo stesso tempo ribadisce che l’abuso del diritto è uno strumento residuale e che il contribuente conserva la libertà di scegliere tra operazioni alternative che determinano un legittimo risparmio d’imposta.

La costituzione di una holding non deve quindi essere letta automaticamente come una struttura elusiva. Occorre piuttosto analizzare la sostanza economica dell’operazione, l’origine delle risorse, le modalità di impiego dei dividendi e le decisioni assunte dagli organi societari.

A questo quadro si aggiunge il nuovo Testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposte sui redditi, approvato con il D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 luglio 2026. Il nuovo corpus normativo è già entrato formalmente in vigore e riordina la disciplina delle imposte sui redditi, rendendo necessario aggiornare progressivamente anche i riferimenti utilizzati nella pianificazione dei gruppi societari.

1. Che cos’è una holding e perché viene costituita

Una holding è una società la cui attività consiste principalmente o esclusivamente nella detenzione di partecipazioni in altre società.

Lo schema più semplice è il seguente:

Persona fisica → Holding Srl → Società operativa Srl

Il socio non possiede quindi direttamente la partecipazione nell’impresa operativa, ma detiene le quote della holding, che a sua volta controlla la società operativa.

La struttura può diventare più articolata:

Famiglia → Holding → Operativa A + Operativa B + Immobiliare + NewCo

Questa configurazione permette di concentrare le decisioni strategiche al livello superiore del gruppo, lasciando alle singole società operative le rispettive attività industriali o commerciali.

Le principali ragioni per cui una holding può risultare utile sono:

  • separazione tra proprietà e gestione operativa;
  • accentramento delle partecipazioni;
  • gestione coordinata dei flussi finanziari;
  • reinvestimento dei dividendi;
  • ingresso in nuove società;
  • acquisizioni;
  • cessioni di partecipazioni;
  • passaggio generazionale;
  • prevenzione dei conflitti tra eredi;
  • protezione organizzativa del patrimonio imprenditoriale;
  • preparazione alla vendita futura di una partecipata;
  • centralizzazione di alcuni servizi amministrativi o finanziari.

La holding non costituisce tuttavia uno “schermo” che elimina la tassazione dei soci. Nella maggior parte dei casi consente piuttosto di rinviare il momento della tassazione personale finché le risorse restano all’interno del circuito societario.

È proprio questa caratteristica a renderla estremamente efficiente quando gli utili devono essere reinvestiti e assai meno interessante quando tutto il denaro ricevuto dalle partecipate deve essere immediatamente trasferito ai soci persone fisiche.

2. Holding statica e holding dinamica: una distinzione fondamentale

Non tutte le holding svolgono la stessa attività.

La holding statica o pura si limita prevalentemente a possedere le partecipazioni, esercitare i diritti del socio, incassare dividendi e decidere come utilizzare le risorse ricevute.

La holding dinamica interviene invece attivamente nella gestione delle partecipate. Può svolgere attività quali:

  • direzione strategica;
  • coordinamento amministrativo;
  • gestione finanziaria;
  • pianificazione degli investimenti;
  • servizi contabili;
  • gestione del personale;
  • marketing;
  • consulenza commerciale;
  • concessione di finanziamenti infragruppo;
  • utilizzo o concessione di marchi e proprietà intellettuale.

La distinzione assume rilevanza anche ai fini IVA.

Il mero possesso di partecipazioni con la finalità di percepire dividendi non costituisce, di per sé, attività economica rilevante ai fini IVA. Una holding che presta effettivamente servizi alle partecipate dietro corrispettivo può invece assumere la qualifica di soggetto passivo relativamente all’attività esercitata.

Per questo motivo occorre evitare di confondere la fiscalità IRES con quella IVA: una holding costituita in forma di società di capitali produce reddito d’impresa ai fini delle imposte dirette, ma la semplice percezione di dividendi non trasforma automaticamente l’attività di detenzione delle partecipazioni in attività rilevante ai fini IVA.

La qualificazione della holding incide inoltre sugli obblighi fiscali e sulla determinazione della prevalenza dell’attività di assunzione di partecipazioni, che deve essere verificata sulla base della composizione dell’attivo patrimoniale.

3. Perché i dividendi ricevuti dalla holding sono fiscalmente efficienti

Uno dei principali elementi di interesse della holding riguarda la tassazione dei dividendi.

Se una società operativa distribuisce direttamente 100.000 euro a un socio persona fisica residente che detiene la partecipazione fuori dall’attività d’impresa, la società applica normalmente una ritenuta a titolo d’imposta del 26%.

Il socio riceve quindi:

100.000 – 26.000 = 74.000 euro netti.

Se gli stessi 100.000 euro vengono distribuiti a una holding soggetta a IRES, opera invece il meccanismo di esclusione dalla base imponibile previsto per i dividendi societari.

Con l’esclusione del 95%, soltanto il 5% concorre alla formazione del reddito imponibile:

100.000 × 5% = 5.000 euro imponibili.

Applicando l’IRES del 24%:

5.000 × 24% = 1.200 euro.

La holding dispone quindi, in prima approssimazione, di:

100.000 – 1.200 = 98.800 euro.

La tassazione effettiva è pertanto pari all’1,20%.

Questo trattamento non rappresenta semplicemente un “bonus” riconosciuto alle holding: risponde alla logica di limitare la doppia imposizione economica degli utili che sono già stati tassati in capo alla società che li ha prodotti.

Lo stesso principio è presente nel sistema europeo della direttiva madre-figlia, che mira a neutralizzare gli ostacoli fiscali alla distribuzione di utili tra società di Stati membri differenti e prevede, alle condizioni richieste, l’esenzione dalla ritenuta alla fonte dei dividendi distribuiti dalla figlia alla società madre.

4. Il vero vantaggio della holding è il reinvestimento, non il prelievo personale

Il confronto tra tassazione diretta del socio e tassazione della holding può indurre a ritenere che il risparmio sia definitivo. Non è così.

Se la holding riceve 100.000 euro, paga 1.200 euro di IRES e successivamente distribuisce l’intero residuo di 98.800 euro al socio persona fisica, sul secondo passaggio interviene normalmente la ritenuta del 26%.

La ritenuta sarà:

98.800 × 26% = 25.688 euro.

Il socio riceverà:

98.800 – 25.688 = 73.112 euro.

Il carico fiscale complessivo diventa quindi:

  • IRES della holding: 1.200 euro;
  • ritenuta al socio: 25.688 euro;
  • totale: 26.888 euro.

La holding non è quindi particolarmente vantaggiosa quando viene utilizzata semplicemente come un passaggio intermedio per trasferire immediatamente il denaro alla persona fisica.

La sua forza emerge quando i 98.800 euro vengono mantenuti nella holding e reinvestiti.

La differenza di capitale immediatamente investibile è rilevante:

  • persona fisica: 74.000 euro;
  • holding: 98.800 euro.

La holding dispone quindi di:

24.800 euro di capitale aggiuntivo

da utilizzare per acquisizioni, immobili strumentali, partecipazioni, finanziamenti alle partecipate o nuovi progetti imprenditoriali.

Il beneficio è essenzialmente finanziario e temporale: la tassazione personale viene rinviata fino all’effettiva distribuzione degli utili al socio.

5. Holding e cessione delle partecipazioni: la Participation Exemption

Un secondo elemento fondamentale riguarda la cessione delle partecipazioni.

Quando una società vende una partecipazione che possiede i requisiti previsti dal regime della Participation Exemption – PEX – la plusvalenza può beneficiare dell’esenzione prevista per le partecipazioni qualificate.

In termini sostanziali, con un’esenzione del 95%, soltanto il 5% della plusvalenza diventa imponibile IRES.

Se la holding vende una partecipazione realizzando una plusvalenza di 1.000.000 di euro, l’imponibile teorico sarà:

1.000.000 × 5% = 50.000 euro.

IRES:

50.000 × 24% = 12.000 euro.

Il carico effettivo sulla plusvalenza sarà quindi dell’1,20%, ove siano soddisfatte tutte le condizioni previste dalla disciplina PEX.

Il regime non è automatico. Devono essere verificati i requisiti relativi, tra l’altro, al periodo di possesso, alla classificazione contabile e alle caratteristiche della partecipata.

Per questo motivo la pianificazione della cessione deve iniziare molto prima della vendita. Una partecipazione contabilizzata o strutturata in maniera non coerente con i requisiti può perdere il beneficio proprio nel momento in cui viene realizzata una plusvalenza significativa.

La holding diventa quindi particolarmente interessante nelle strutture imprenditoriali nelle quali è prevista la possibilità di vendere una partecipata e utilizzare il ricavato per finanziare una nuova acquisizione, mantenendo il capitale all’interno del sistema societario.

6. Conferimento delle partecipazioni nella holding e regime di realizzo controllato

Molte holding non vengono costituite fin dall’inizio dell’attività imprenditoriale.

Lo schema più frequente è:

Socio persona fisica → 100% Operativa Srl

e successivamente:

Socio → Holding Srl → Operativa Srl

Per realizzare la riorganizzazione, il socio può conferire nella nuova holding le partecipazioni detenute nella società operativa.

Il conferimento delle quote non deve essere trattato come una normale operazione priva di conseguenze fiscali. In linea generale, il conferimento è un’operazione realizzativa; tuttavia, la disciplina del realizzo controllato consente, quando ne ricorrono i requisiti, di determinare il valore fiscalmente rilevante sulla base del patrimonio netto formato dalla conferitaria.

In determinate configurazioni è quindi possibile trasferire la partecipazione alla holding senza far emergere immediatamente una plusvalenza fiscale pari all’intero valore di mercato.

Esempio:

  • costo fiscale partecipazione del socio: 50.000 euro;
  • valore economico partecipazione: 1.000.000 euro.

Una cessione ordinaria potrebbe generare una plusvalenza teorica di:

1.000.000 – 50.000 = 950.000 euro.

Con un conferimento correttamente strutturato nel regime di realizzo controllato, l’operazione può essere effettuata senza necessariamente assoggettare immediatamente a tassazione l’intero differenziale.

Non significa però che qualunque conferimento a una holding sia fiscalmente neutro. Devono essere analizzati:

  • percentuale conferita;
  • diritti di voto;
  • controllo acquisito dalla conferitaria;
  • partecipazioni detenute dal conferente;
  • valore fiscale delle quote;
  • patrimonio netto formato dalla holding;
  • eventuali conferimenti effettuati da più soci;
  • caratteristiche delle partecipazioni conferite.

Il conferimento deve quindi essere progettato prima della costituzione o dell’aumento di capitale della holding, evitando di ricostruire ex post un regime fiscale che l’operazione civilistica non consente.

7. Holding e passaggio generazionale

La holding può diventare particolarmente efficace quando l’obiettivo non è soltanto fiscale, ma riguarda la continuità dell’impresa familiare.

Immaginiamo un imprenditore che possiede direttamente:

  • 100% Società A;
  • 70% Società B;
  • 60% Società C.

In assenza di una struttura unitaria, il trasferimento delle partecipazioni a tre figli può generare una moltiplicazione delle quote e degli interessi:

  • ciascun figlio entra direttamente in A;
  • ciascun figlio entra direttamente in B;
  • ciascun figlio entra direttamente in C.

Con una holding, lo schema diventa:

Genitore → Holding → A + B + C

e successivamente:

Figlio 1 + Figlio 2 + Figlio 3 → Holding → A + B + C.

Gli eredi partecipano alla holding, mentre le partecipazioni operative rimangono concentrate in un unico soggetto.

Questo può consentire di:

  • evitare la frammentazione delle partecipazioni;
  • disciplinare unitariamente la governance;
  • prevedere maggioranze qualificate;
  • attribuire differenti diritti amministrativi;
  • organizzare progressivamente il passaggio delle quote;
  • individuare chi gestirà il gruppo;
  • riconoscere agli altri familiari diritti economici;
  • mantenere stabile il controllo delle operative.

La holding non elimina i problemi successori, ma permette di affrontarli a un livello societario unico.

In presenza dei relativi requisiti, il trasferimento generazionale può inoltre essere coordinato con la disciplina fiscale applicabile ai trasferimenti di aziende e partecipazioni, che richiede una valutazione separata e particolarmente attenta della posizione dei beneficiari e del mantenimento del controllo.

8. Holding come strumento di separazione tra patrimonio e rischio operativo

Una delle ragioni più concrete per utilizzare una holding è evitare che tutto il patrimonio venga accumulato nella società che svolge l’attività maggiormente rischiosa.

Si consideri una società operativa che negli anni produce utili per 2 milioni di euro.

Se gli utili rimangono integralmente nella stessa società, l’impresa potrebbe avere:

  • stabilimento;
  • macchinari;
  • liquidità;
  • investimenti finanziari;
  • immobili;
  • partecipazioni;
  • attività commerciale

concentrati nello stesso soggetto che assume i rischi contrattuali dell’attività.

Una struttura di gruppo può invece consentire di distribuire parte degli utili alla holding e mantenere nella società operativa le risorse necessarie all’attività.

Il patrimonio non viene automaticamente reso “inattaccabile”: dividendi illegittimi, operazioni infragruppo non corrette, responsabilità degli amministratori, garanzie prestate dalla holding e altre circostanze possono modificare significativamente il quadro.

La separazione societaria deve essere reale.

Occorre quindi evitare:

  • confusione tra conti correnti;
  • pagamenti personali effettuati dalla holding;
  • finanziamenti privi di contratto;
  • trasferimenti di denaro senza causale;
  • costi dell’operativa pagati sistematicamente dalla holding;
  • garanzie indiscriminate;
  • contratti di servizio senza attività effettivamente resa.

La protezione organizzativa nasce dall’autonomia patrimoniale dei soggetti giuridici e dalla corretta gestione dei rapporti infragruppo, non dalla semplice presenza della parola “holding” nella denominazione sociale.

9. Holding finanziaria e gestione della liquidità del gruppo

Una holding può diventare il centro finanziario del gruppo.

La società operativa produce liquidità, distribuisce dividendi alla holding e quest’ultima può successivamente utilizzare le risorse per:

  • sottoscrivere aumenti di capitale;
  • finanziare una partecipata;
  • acquisire nuove società;
  • sostenere start-up;
  • acquistare strumenti finanziari;
  • finanziare investimenti;
  • affrontare operazioni straordinarie.

Il circuito permette di evitare che il capitale debba essere prima distribuito alla persona fisica, assoggettato al 26% e successivamente reimmesso nelle società.

Esempio:

la controllata dispone di 1.000.000 euro distribuibili.

Distribuzione direttamente alla persona fisica:

1.000.000 – 26% = 740.000 euro.

Distribuzione alla holding:

  • imponibile 5%: 50.000 euro;
  • IRES 24%: 12.000 euro;
  • disponibilità teorica nella holding: 988.000 euro.

Se il progetto consiste nell’acquistare una nuova azienda, il gruppo dispone quindi di:

988.000 euro anziché 740.000 euro.

Differenza:

248.000 euro.

Questo spiega perché la holding può essere estremamente efficace in un gruppo orientato alla crescita.

La gestione della tesoreria deve comunque essere formalizzata. Finanziamenti, cash pooling, interessi, servizi finanziari e rapporti infragruppo devono essere documentati e contabilizzati coerentemente con la loro natura.

10. Holding statica e abuso del diritto: perché il tema è diventato centrale

Il punto più delicato riguarda le holding che ricevono dividendi e li trattengono per molti anni senza distribuirli ai soci persone fisiche.

L’Atto di indirizzo MEF del 27 febbraio 2025 stabilisce un principio importante: anche un differimento dell’imposizione può integrare un vantaggio fiscale rilevante quando il rinvio sia sostanzialmente indefinito o significativamente posticipato e non abbia natura meramente temporanea.

Ciò non significa, però, che una holding debba obbligatoriamente distribuire ogni anno gli utili ricevuti.

L’articolo 10-bis dello Statuto del contribuente richiede, per configurare un’operazione abusiva, la presenza coordinata di:

  • vantaggio fiscale indebito;
  • operazione priva di sostanza economica;
  • essenzialità del vantaggio fiscale.

Il legislatore tutela contemporaneamente la libertà del contribuente di scegliere tra regimi e operazioni diverse quando il risparmio fiscale è coerente con il sistema.

Non esiste, inoltre, un principio civilistico secondo cui una società debba distribuire ai propri soci gli utili appena ricevuti. La Cassazione ha recentemente ricordato, seppure in un diverso contesto civilistico, che il dividendo non matura automaticamente: nasce dalla decisione societaria di distribuire gli utili.

Il vero problema diventa quindi comprendere perché la holding conserva le risorse e che cosa ne fa.

11. Quando il trattenimento dei dividendi può diventare rischioso

La situazione presenta maggiore rischio quando la holding:

  • è stata costituita immediatamente prima di una distribuzione rilevante;
  • non svolge alcuna funzione organizzativa;
  • non realizza investimenti;
  • mantiene la liquidità per anni senza un progetto;
  • sostiene direttamente spese personali dei soci;
  • concede ai soci finanziamenti difficilmente giustificabili;
  • investe sistematicamente secondo esigenze esclusivamente personali;
  • non dispone di verbali o documenti che motivino le decisioni;
  • redistribuisce attraverso operazioni indirette risorse che formalmente risultano trattenute;
  • non presenta una reale autonomia decisionale.

In questi casi l’Amministrazione finanziaria potrebbe cercare di dimostrare che l’interposizione societaria produce essenzialmente un differimento dell’imposta personale sui dividendi.

Diversa è la situazione di una holding che dimostri, per esempio, di aver trattenuto 2 milioni di euro perché:

  • sta negoziando l’acquisizione di una società;
  • deve finanziare un aumento di capitale della controllata;
  • ha predisposto un piano di investimento;
  • deve sostenere il passaggio generazionale;
  • intende diversificare il gruppo;
  • sta costituendo una nuova società;
  • necessita di una riserva finanziaria per operazioni straordinarie.

Il punto non è inventare a posteriori una motivazione. Deve essere possibile ricostruire documentalmente il processo decisionale.

L’Atto di indirizzo MEF ha inoltre ribadito il carattere residuale dell’abuso del diritto: prima di utilizzarlo, l’Amministrazione deve verificare se la fattispecie integri invece una violazione di disposizioni tributarie specifiche.

12. Come costruire la “sostanza economica” della holding

Una holding non deve necessariamente avere dieci dipendenti e un grande ufficio per essere legittima. Deve però risultare coerente con le funzioni che dichiara di svolgere.

La sostanza economica deve emergere dai comportamenti concreti.

È opportuno che siano documentati:

Obiettivi della costituzione

Per esempio:

  • razionalizzazione del gruppo;
  • gestione unitaria delle partecipazioni;
  • ingresso degli eredi;
  • acquisizioni future;
  • concentrazione della tesoreria;
  • separazione tra partecipazioni e attività operative.

Decisioni sull’impiego della liquidità

I verbali dell’organo amministrativo possono descrivere:

  • opportunità esaminate;
  • investimenti programmati;
  • aumenti di capitale;
  • finanziamenti infragruppo;
  • acquisizioni valutate;
  • motivi per cui si conserva liquidità.

Attività effettivamente svolta

È utile conservare:

  • business plan;
  • corrispondenza con banche e advisor;
  • offerte per acquisizioni;
  • memorandum di investimento;
  • verbali;
  • incarichi professionali;
  • contratti infragruppo;
  • piani industriali.

Anche un’operazione valutata e successivamente abbandonata può contribuire a dimostrare che la liquidità era destinata a una strategia imprenditoriale e non soltanto parcheggiata per rinviare indefinitamente la tassazione personale.

13. Holding internazionali, direttiva madre-figlia e beneficiario effettivo

La questione diventa ancora più delicata quando la holding è residente in un altro Stato.

La direttiva 2011/96/UE stabilisce, in presenza dei requisiti richiesti, l’esenzione dalla ritenuta alla fonte sugli utili distribuiti da una società figlia alla società madre appartenente a un altro Stato membro.

Il beneficio non protegge tuttavia strutture abusive.

Devono essere valutati:

  • residenza fiscale effettiva della holding;
  • struttura organizzativa;
  • poteri degli amministratori;
  • luogo nel quale vengono assunte le decisioni;
  • disponibilità effettiva dei dividendi;
  • obblighi di retrocessione delle somme;
  • beneficiario effettivo;
  • consistenza economica della società;
  • eventuali accordi di back-to-back;
  • ragioni dell’interposizione della società estera.

Una società che riceve un dividendo e, in forza di obblighi già esistenti, lo trasferisce immediatamente a un soggetto terzo può essere molto diversa da una holding che acquisisce realmente la disponibilità delle risorse e decide autonomamente come utilizzarle.

Il tema continua ad essere oggetto di attenzione a livello europeo. Nel 2025 è stata sottoposta alla Corte di giustizia una causa relativa proprio all’applicazione della clausola antiabuso della direttiva madre-figlia in presenza di una catena di distribuzioni e di una società intermedia che esercitava effettivamente attività economica: il procedimento conferma quanto siano centrali la sostanza dell’operazione e l’effettivo utilizzo dei dividendi.

La Corte di giustizia ha inoltre ribadito nel 2025 che gli Stati membri devono rispettare la neutralità prevista dalla direttiva madre-figlia e non possono adottare meccanismi che finiscano per tassare indirettamente dividendi che il diritto europeo impone di neutralizzare, fermo il contrasto agli abusi.

14. Sei esempi pratici e numerici sulla convenienza e sui rischi di una holding

Esempio 1 – Distribuzione diretta al socio oppure alla holding

Una Srl operativa vuole distribuire 300.000 euro.

Distribuzione alla persona fisica

Ritenuta:

300.000 × 26% = 78.000 euro.

Netto:

300.000 – 78.000 = 222.000 euro.

Distribuzione alla holding

Quota imponibile:

300.000 × 5% = 15.000 euro.

IRES:

15.000 × 24% = 3.600 euro.

Liquidità residua nella holding:

300.000 – 3.600 = 296.400 euro.

Capitale aggiuntivo disponibile per investimenti:

296.400 – 222.000 = 74.400 euro.

Se il denaro deve essere reinvestito, la differenza finanziaria è immediatamente significativa.


Esempio 2 – La holding riceve il dividendo e lo redistribuisce subito

La holding riceve 500.000 euro dalla partecipata.

IRES sul 5%:

500.000 × 5% × 24% = 6.000 euro.

Disponibilità:

494.000 euro.

La holding distribuisce immediatamente tutto al socio persona fisica.

Ritenuta:

494.000 × 26% = 128.440 euro.

Netto al socio:

365.560 euro.

Prelievo complessivo:

6.000 + 128.440 = 134.440 euro.

Incidenza:

134.440 ÷ 500.000 = 26,888%.

Se non esistono altre ragioni, utilizzare una holding soltanto per far transitare immediatamente il dividendo non produce un reale vantaggio rispetto alla distribuzione diretta.


Esempio 3 – Reinvestimento degli utili in una nuova società

Una holding riceve dalla partecipata 1.200.000 euro.

IRES teorica:

1.200.000 × 5% × 24% = 14.400 euro.

Capitale disponibile:

1.185.600 euro.

La holding utilizza:

  • 700.000 euro per acquistare il 60% di una nuova società;
  • 300.000 euro per un aumento di capitale della controllata;
  • 185.600 euro come riserva di liquidità.

Se gli stessi utili fossero stati distribuiti direttamente a una persona fisica:

1.200.000 × 26% = 312.000 euro di imposta.

Disponibilità personale:

888.000 euro.

Differenza di capitale immediatamente utilizzabile:

1.185.600 – 888.000 = 297.600 euro.

In questo caso la holding svolge una funzione economica evidente: mantiene le risorse nel circuito imprenditoriale.


Esempio 4 – Cessione di una partecipata con PEX

Una holding ha acquistato una partecipazione per 400.000 euro.

Dopo alcuni anni la vende per:

2.400.000 euro.

Plusvalenza:

2.400.000 – 400.000 = 2.000.000 euro.

Supponendo che siano rispettati i requisiti PEX:

Quota imponibile:

2.000.000 × 5% = 100.000 euro.

IRES:

100.000 × 24% = 24.000 euro.

Disponibilità post-imposta:

2.376.000 euro.

La holding può utilizzare quasi integralmente il ricavato per acquisire un’altra partecipazione.

Il vantaggio diventa particolarmente importante quando la strategia dell’imprenditore è quella di vendere un’attività e reinvestire il capitale in un nuovo progetto.


Esempio 5 – Holding e passaggio generazionale

Un imprenditore possiede tre società:

  • Alfa Srl: valore 3.000.000 euro;
  • Beta Srl: valore 2.000.000 euro;
  • Gamma Srl: valore 1.000.000 euro.

Valore complessivo:

6.000.000 euro.

Ha tre figli.

Con il possesso diretto, ogni successione o donazione deve gestire tre distinti pacchetti partecipativi.

Attraverso una holding che possiede:

  • 100% Alfa;
  • 100% Beta;
  • 100% Gamma,

il patrimonio imprenditoriale viene concentrato in un’unica partecipazione del valore di 6 milioni.

I tre figli possono, ad esempio, ricevere ciascuno il:

33,33% della holding

senza suddividere direttamente le tre società operative.

La governance può poi prevedere che un figlio svolga le funzioni gestionali mentre gli altri mantengano diritti patrimoniali e di voto stabiliti dallo statuto.

Il vantaggio non è soltanto fiscale: viene preservata l’unitarietà del gruppo.


Esempio 6 – Holding che trattiene dividendi senza un progetto documentato

Una holding posseduta al 100% da una persona fisica riceve:

  • 2023: 500.000 euro;
  • 2024: 600.000 euro;
  • 2025: 700.000 euro;
  • 2026: 800.000 euro.

Totale dividendi:

2.600.000 euro.

IRES teorica sul 5%:

2.600.000 × 5% × 24% = 31.200 euro.

Se gli stessi importi fossero stati distribuiti direttamente alla persona fisica, la ritenuta sarebbe stata:

2.600.000 × 26% = 676.000 euro.

Differenziale fiscale temporaneamente rinviato:

676.000 – 31.200 = 644.800 euro.

Il dato, da solo, non dimostra abuso.

Il rischio aumenta però se, dopo quattro anni, la holding:

  • non ha effettuato investimenti;
  • non ha deliberato alcuna strategia;
  • non dispone di business plan;
  • conserva quasi tutta la liquidità in strumenti ordinari;
  • finanzia spese personali del socio;
  • non svolge alcuna funzione nel gruppo.

Se invece i verbali documentano un progetto di acquisizione da 2 milioni di euro, finanziamenti alle partecipate e un piano di crescita pluriennale, lo stesso trattenimento dei dividendi assume una giustificazione economica completamente diversa.

È quindi essenziale non confondere il dato quantitativo del risparmio fiscale con la verifica giuridica dell’abuso: quest’ultima richiede l’analisi complessiva della struttura e delle finalità perseguite.

Conclusioni

La holding continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per organizzare un patrimonio imprenditoriale, ma deve essere utilizzata per ciò che realmente è: una società destinata a svolgere una funzione all’interno di una strategia di gruppo, non un semplice contenitore fiscale.

I vantaggi possono essere rilevanti.

La holding permette di concentrare le partecipazioni, reinvestire gli utili con un’imposizione intermedia molto contenuta, programmare acquisizioni, sfruttare – quando ne ricorrono tutti i requisiti – il regime PEX sulle cessioni, facilitare il passaggio generazionale e separare il patrimonio partecipativo dal rischio delle società operative.

La convenienza deve tuttavia essere valutata sul medio-lungo periodo. Quando tutti i dividendi devono essere immediatamente trasferiti alla persona fisica, il vantaggio fiscale si riduce sensibilmente, perché alla tassazione della holding segue il prelievo del 26% al momento della distribuzione al socio.

Il tema oggi più delicato riguarda proprio il trattenimento degli utili. L’Atto di indirizzo del MEF sull’abuso del diritto ammette che anche il differimento dell’imposizione possa essere preso in considerazione quando si traduce in un rinvio sostanzialmente indefinito; nello stesso tempo tutela espressamente il legittimo risparmio d’imposta e conferma che l’abuso deve essere valutato attraverso i presupposti rigorosi dell’articolo 10-bis dello Statuto del contribuente.

Non può quindi essere sostenuta l’equazione:

holding + mancata distribuzione dei dividendi = abuso del diritto.

Deve piuttosto essere verificato:

  • perché la holding è stata costituita;
  • quale funzione svolge;
  • perché gli utili vengono trattenuti;
  • come viene impiegata la liquidità;
  • quali investimenti sono programmati;
  • quali decisioni risultano dai verbali;
  • se esistono reali esigenze di gruppo;
  • se i soci utilizzano indirettamente il patrimonio societario;
  • se i rapporti infragruppo sono effettivi e documentati.

La documentazione assume quindi un’importanza almeno pari alla struttura societaria.

Una holding che dispone di business plan, verbali coerenti, investimenti, finanziamenti documentati, strategie di acquisizione e una reale funzione di governance presenta un profilo molto diverso rispetto a una società che incassa per anni milioni di euro senza alcuna attività, utilizzando poi le risorse per soddisfare esigenze personali dei soci.

Anche sul fronte internazionale la sostanza resta centrale: il regime europeo madre-figlia protegge le distribuzioni genuine tra società appartenenti a Stati membri differenti, ma non impedisce il contrasto alle costruzioni abusive.

Infine, il D.Lgs. n. 117/2026 ha riordinato in un nuovo Testo unico la disciplina delle imposte sui redditi. Il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 152 del 3 luglio 2026 e impone di aggiornare progressivamente anche la contrattualistica, le delibere e i riferimenti utilizzati nelle operazioni di riorganizzazione societaria.

La valutazione corretta di una holding deve quindi partire dalla domanda fondamentale: quale obiettivo imprenditoriale deve raggiungere questa società?

Quando la risposta è chiara, economicamente coerente e documentabile, la fiscalità diventa una conseguenza della struttura scelta. Quando invece l’unica finalità concreta è rinviare indefinitamente la tassazione personale degli utili, il rischio di contestazione cresce sensibilmente.

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