Fabrizio Di Patti – Dottore Commercialista

Redditi da TikToker e content creator: come si dichiarano e quali tasse si pagano nel 2026

La figura del TikToker, dell’influencer e del content creator è ormai entrata a pieno titolo tra le attività economiche da gestire con attenzione fiscale e previdenziale. Non si tratta più di un fenomeno “di confine”: dal 2025 esiste un codice ATECO specifico, il 73.11.03 – Attività di influencer marketing, e l’INPS ha fornito indicazioni dedicate sui profili contributivi dei creator digitali. Nel 2026 il tema non è quindi se questi redditi vadano dichiarati, ma come qualificarli correttamente, quando serve la partita IVA, quale regime fiscale applicare e quale gestione previdenziale utilizzare.

1. Quando i redditi da TikTok diventano fiscalmente rilevanti

I compensi percepiti da un TikToker sono fiscalmente rilevanti quando derivano da attività remunerate: sponsorizzazioni, affiliazioni, campagne pubblicitarie, live, contenuti esclusivi, collaborazioni con brand, monetizzazione da piattaforma, cessione di diritti d’immagine o ricezione di beni e servizi in cambio di visibilità. La forma del pagamento non cambia la sostanza: anche un compenso in natura, come prodotti gratuiti, viaggi, buoni acquisto o device, può assumere rilievo fiscale se rappresenta il corrispettivo di una prestazione promozionale.

2. Attività occasionale o abituale: il confine che cambia tutto

Il primo spartiacque è tra attività occasionale e attività abituale. Se il creator pubblica contenuti retribuiti in modo sporadico, senza organizzazione stabile e senza continuità, il compenso può essere inquadrato come reddito diverso o prestazione occasionale, a seconda del caso concreto. Quando invece l’attività diventa continuativa, programmata, promozionale e rivolta al mercato, si entra nella sfera dell’attività professionale o imprenditoriale, con necessità di aprire partita IVA. La continuità non dipende solo dal numero di follower, ma da contratti, campagne, frequenza delle collaborazioni, modalità di incasso e organizzazione dell’attività.

3. Il codice ATECO 73.11.03 e l’inquadramento fiscale

La classificazione ATECO 2025 ha introdotto il codice 73.11.03 – Attività di influencer marketing, operativo dal 2025, pensato per identificare in modo più preciso le attività legate alla creator economy. È un passaggio importante perché evita l’utilizzo di codici generici e consente un inquadramento più coerente per influencer, TikToker e creatori di contenuti che svolgono attività promozionale e pubblicitaria. La scelta del codice, però, deve riflettere l’attività effettivamente svolta: un creator che produce video, fa consulenza, vende corsi, gestisce campagne pubblicitarie o commercializza prodotti può avere profili fiscali e previdenziali differenti.

4. Regime forfettario: perché è spesso il primo regime da valutare

Per molti creator individuali il regime forfettario resta il primo regime da valutare, se ricorrono i requisiti di legge. L’Agenzia delle Entrate conferma che il regime prevede un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni in presenza delle condizioni previste, e consente una determinazione semplificata del reddito tramite coefficiente di redditività. Il limite di ricavi o compensi resta pari a 85.000 euro annui. Nel forfettario non si deducono i costi analitici, salvo i contributi previdenziali obbligatori: il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente previsto al totale dei ricavi o compensi.

5. IVA, fatture e compensi dall’estero

Quando il TikToker lavora con partita IVA deve emettere fattura per le prestazioni rese. Nel regime forfettario non si addebita IVA in fattura e non si detrae l’IVA sugli acquisti; nel regime ordinario, invece, si applicano le regole IVA ordinarie, con attenzione particolare alle prestazioni rese a committenti esteri, piattaforme digitali e brand non residenti. Questo è uno dei punti più delicati: molti creator incassano da soggetti esteri, marketplace, piattaforme o agenzie internazionali, e la corretta gestione IVA dipende dalla natura del committente, dal luogo di stabilimento e dalla tipologia di servizio.

6. INPS: Gestione Separata o commercianti?

La previdenza è il punto più spesso sottovalutato. L’INPS, con la circolare n. 44 del 19 febbraio 2025, ha chiarito che i content creator possono svolgere attività amatoriale, professionale o imprenditoriale e che l’inquadramento previdenziale dipende dalle modalità concrete di svolgimento. Se l’attività è professionale e autonoma, senza una struttura d’impresa, il riferimento naturale è la Gestione Separata INPS. Per il 2026 l’INPS ha comunicato le aliquote della Gestione Separata con la circolare n. 8 del 3 febbraio 2026; per i professionisti senza altra tutela previdenziale l’aliquota complessiva è generalmente pari al 26,07%. Se invece l’attività assume carattere imprenditoriale e commerciale, può entrare in gioco la Gestione commercianti, con contributi fissi e variabili.

7. Guida operativa: cosa controllare prima di iniziare o regolarizzare l’attività

Il percorso corretto parte da una mappatura dei ricavi: compensi da piattaforme, sponsorizzazioni, affiliazioni, regali ricevuti, prodotti in cambio merce, vendite digitali, consulenze e collaborazioni. Poi va verificata la continuità dell’attività: se è stabile, programmata e remunerata, la partita IVA diventa normalmente necessaria. Successivamente occorre scegliere il codice ATECO, valutare il regime fiscale, aprire la posizione INPS corretta, impostare la fatturazione e conservare contratti, report, estratti conto, analytics e comunicazioni con brand e agenzie. Il punto chiave è non ragionare solo “per piattaforma”: fiscalmente conta il modello di business, non il nome del social utilizzato.

8. Quattro esempi pratici e numerici

Primo esempio: TikToker forfettario con 25.000 euro di compensi.
Un creator incassa 25.000 euro da sponsorizzazioni e campagne social. Ipotizzando coefficiente di redditività del 78%, il reddito lordo forfettario è 19.500 euro. Se versa contributi INPS per 5.000 euro, la base imponibile fiscale scende a 14.500 euro. Con imposta sostitutiva al 15%, l’imposta è 2.175 euro; con aliquota start-up al 5%, sarebbe 725 euro.

Secondo esempio: creator con compensi e prodotti omaggio.
Un TikToker incassa 18.000 euro in denaro e riceve prodotti per campagne promozionali per un valore normale di 4.000 euro. Se i prodotti sono il corrispettivo della prestazione pubblicitaria, il valore economico complessivo da considerare può arrivare a 22.000 euro. Con coefficiente al 78%, il reddito lordo forfettario sarebbe 17.160 euro, prima della deduzione dei contributi previdenziali.

Terzo esempio: superamento della soglia del forfettario.
Un creator incassa 92.000 euro nel 2026. Il superamento degli 85.000 euro impone attenzione sulle regole di uscita dal regime forfettario. Se non supera 100.000 euro, l’uscita opera dall’anno successivo; se invece supera 100.000 euro, l’uscita è immediata con effetti IVA e fiscali già nello stesso anno. Per questo la crescita dei ricavi va monitorata mese per mese, non solo a consuntivo.

Quarto esempio: confronto tra Gestione Separata e Gestione commercianti.
Un creator professionale ha reddito imponibile previdenziale di 30.000 euro. In Gestione Separata, ipotizzando aliquota 26,07%, i contributi sono circa 7.821 euro. Se invece l’attività è qualificata come commerciale, la Gestione commercianti comporta contributi fissi minimi e contributi percentuali sul reddito eccedente il minimale. Il confronto non è automatico: dipende dalla natura concreta dell’attività, dall’organizzazione, dalla presenza di vendita, struttura, personale o processi imprenditoriali.

Conclusioni

I redditi da TikToker e content creator non sono fiscalmente “invisibili” e nel 2026 il quadro è molto più strutturato rispetto al passato. Il nuovo codice ATECO, i chiarimenti INPS e la crescente tracciabilità dei pagamenti rendono necessario un approccio ordinato: distinguere attività occasionale e abituale, aprire partita IVA quando serve, scegliere il regime fiscale corretto, gestire bene fatture e compensi dall’estero, e inquadrare la posizione previdenziale senza automatismi. La creator economy può essere una vera attività professionale o imprenditoriale: proprio per questo va trattata con gli stessi criteri di qualunque altra attività economica, con numeri chiari, documenti conservati e scelte fiscali coerenti.

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