Nel modello 730/2026 il quadro D è uno dei punti più delicati della dichiarazione, perché raccoglie redditi molto diversi tra loro: redditi di capitale, alcuni redditi di lavoro autonomo, redditi diversi e redditi soggetti a tassazione separata. Per imprese, professionisti e contribuenti il rischio non è solo dimenticare un importo, ma inserirlo nel rigo sbagliato o usare il 730 quando sarebbe invece necessario il modello Redditi PF. Le istruzioni aggiornate dall’Agenzia delle Entrate al 13 maggio 2026 rendono il quadro D un passaggio da leggere con attenzione, soprattutto per compensi occasionali, locazioni brevi, dividendi e redditi particolari certificati nella CU 2026.
1. Che cos’è il quadro D del modello 730/2026
Il quadro D serve a dichiarare gli “altri redditi”, cioè componenti reddituali che non trovano collocazione nei quadri più ordinari del modello, come redditi da lavoro dipendente, pensione, fabbricati o terreni. In particolare, il quadro comprende redditi di capitale, redditi di lavoro autonomo non esercitato abitualmente, redditi diversi e alcuni redditi da assoggettare a tassazione separata. Proprio per questa natura “mista”, il quadro D richiede una classificazione preventiva del reddito prima ancora della compilazione.
2. Redditi di capitale: quando compilare i righi D1 e D2
I righi D1 e D2 sono dedicati ai redditi di capitale percepiti nel 2025, indipendentemente dal momento in cui è sorto il diritto a percepirli. In linea generale, non vanno indicati nel quadro D i redditi di capitale già soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva. Restano però casi in cui l’indicazione nel 730 è ancora necessaria, ad esempio per alcuni utili, redditi di capitale esteri o situazioni non interamente tassate alla fonte. Il controllo va fatto partendo dalla documentazione ricevuta e dalla natura della ritenuta applicata.
3. Lavoro autonomo occasionale e redditi diversi: attenzione ai righi D3, D4 e D5
Nei righi da D3 a D5 vanno indicati alcuni redditi di lavoro autonomo e redditi diversi, tra cui i compensi per attività di lavoro autonomo occasionale. Spesso questi importi sono ricavabili dalla Certificazione Unica 2026 rilasciata dal sostituto d’imposta, ma non basta copiare il dato: occorre verificare la causale indicata nella CU e collegarla al rigo corretto del quadro D. Questo passaggio è fondamentale per evitare errori su ritenute, imponibile e calcolo dell’imposta dovuta.
4. Locazioni brevi, sublocazioni e comodatario: quando si usa il D4
Un caso pratico molto frequente riguarda i redditi diversi derivanti da sublocazione breve e da locazione breve da parte del comodatario. Se questi redditi risultano nel quadro “Certificazione redditi – Locazioni brevi” della CU 2026, devono essere indicati nel rigo D4 con il codice previsto dalle istruzioni. Attenzione però al limite degli immobili: se nel corso del 2025 sono stati locati più di quattro appartamenti, il comodatario non può utilizzare il modello 730 e deve passare al modello Redditi PF. Questo è uno dei casi in cui la scelta del modello dichiarativo diventa decisiva.
5. Redditi soggetti a tassazione separata: il ruolo del D6 e D7
Il quadro D ospita anche alcuni redditi soggetti a tassazione separata. Si tratta di somme che, per la loro natura, non vengono trattate sempre come reddito ordinario dell’anno, ma seguono regole specifiche. La compilazione corretta richiede attenzione perché la tassazione separata può incidere in modo diverso rispetto all’ordinaria progressività IRPEF. In presenza di arretrati, indennità o redditi particolari, il primo controllo deve sempre partire dalla certificazione ricevuta e dalle istruzioni del modello.
6. Quando il quadro D non basta e serve Redditi PF
Non tutti i redditi possono essere gestiti nel modello 730. Le istruzioni 2026 confermano che alcuni casi richiedono il modello Redditi PF, ad esempio quando il contribuente deve dichiarare redditi d’impresa o di lavoro autonomo abituale con partita IVA, oppure quando ricorrono situazioni particolari non compatibili con il 730. La novità degli ultimi anni è che il 730 si è ampliato con quadri aggiuntivi, come W, T e M, ma resta comunque un modello con confini precisi. Prima di compilare il quadro D, quindi, va verificato se il contribuente può davvero usare il 730.
7. Guida operativa: come controllare il quadro D prima dell’invio
La compilazione efficace del quadro D parte da una sequenza semplice: raccogliere tutte le CU 2026, isolare le certificazioni di lavoro autonomo, provvigioni, redditi diversi e locazioni brevi, verificare eventuali redditi di capitale non già tassati a titolo definitivo, controllare se esistono redditi da tassare separatamente e, infine, verificare la compatibilità con il modello 730. Il termine ordinario di presentazione del 730/2026 è il 30 settembre 2026; per il precompilato, la dichiarazione è disponibile dal 30 aprile e può essere trasmessa dal 14 maggio 2026.
8. Quattro esempi pratici e numerici
Primo esempio: lavoro autonomo occasionale. Un contribuente ha percepito nel 2025 un compenso occasionale di 2.000 euro, con ritenuta d’acconto di 400 euro. L’importo lordo va indicato nel quadro D secondo la causale della CU; la ritenuta subita verrà scomputata dall’imposta. Se l’IRPEF calcolata su quel reddito fosse pari a 460 euro, il saldo effettivo collegato a quel compenso sarebbe di 60 euro.
Secondo esempio: sublocazione breve. Un contribuente ha percepito 6.000 euro da sublocazione breve certificata nella CU 2026, con ritenuta del 21% pari a 1.260 euro. Il reddito va indicato nel rigo D4 con il codice corretto. Se la ritenuta opera come acconto, l’importo trattenuto riduce l’imposta finale; se il contribuente sceglie o applica il regime sostitutivo nei casi previsti, il controllo va fatto sulla base delle istruzioni e della certificazione.
Terzo esempio: dividendi esteri non tassati alla fonte in Italia. Un contribuente percepisce 1.500 euro di dividendi esteri senza ritenuta italiana a titolo d’imposta. Se non si tratta di redditi già assoggettati a imposizione sostitutiva, il dato può dover transitare nei righi D1 o D2. L’effetto fiscale dipende dalla natura della partecipazione, dal Paese di provenienza e dalle eventuali imposte estere documentate.
Quarto esempio: più di quattro appartamenti in locazione breve. Un comodatario gestisce nel 2025 locazioni brevi su cinque appartamenti e incassa complessivamente 25.000 euro. Anche se i dati sono certificati, non può usare il modello 730 per questa posizione: il superamento della soglia dei quattro appartamenti impone il modello Redditi PF. È un errore da evitare perché non riguarda solo il rigo da compilare, ma proprio il modello dichiarativo da utilizzare.
Conclusioni
Il quadro D del modello 730/2026 è un quadro apparentemente residuale, ma in realtà molto importante. Qui confluiscono redditi che spesso sfuggono alla classificazione immediata: compensi occasionali, redditi diversi, locazioni brevi, redditi di capitale e somme soggette a tassazione separata. La regola operativa è chiara: prima si qualifica il reddito, poi si verifica la certificazione, quindi si sceglie il rigo corretto e solo alla fine si procede con l’invio. Un quadro D compilato bene evita incoerenze con le CU, controlli automatici e utilizzo improprio del 730 quando sarebbe necessario Redditi PF.