Fabrizio Di Patti – Dottore Commercialista

Proroga dei versamenti 2026 per partite IVA e soggetti ISA: chi paga entro il 20 luglio e come gestire saldo, acconti e rateazione

Individuare correttamente i contribuenti che possono eseguire entro il 20 luglio 2026, senza maggiorazione, i versamenti risultanti dalle dichiarazioni fiscali e definire una procedura interna per il calcolo, il controllo e la predisposizione dei modelli F24.

La proroga non riguarda indistintamente tutti i titolari di partita IVA. Il termine differito è collegato all’esercizio di attività economiche per le quali risultano approvati gli Indici sintetici di affidabilità fiscale e al rispetto degli ulteriori requisiti previsti dalla disposizione.


1. Il quadro normativo e le scadenze da applicare

L’articolo 6 del decreto-legge 22 maggio 2026, n. 89 ha differito dal 30 giugno al 20 luglio 2026, senza maggiorazione, il termine per alcuni versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, IRAP e IVA. La proroga è espressamente richiamata anche dalla documentazione ufficiale dell’Agenzia delle Entrate relativa alla dichiarazione precompilata 2026.

Il calendario operativo è quindi il seguente:

  • 20 luglio 2026: versamento senza maggiorazione per i contribuenti ammessi al differimento;
  • 20 agosto 2026: versamento nei trenta giorni successivi con la maggiorazione dello 0,40%, salvo eventuali disposizioni specifiche applicabili;
  • 30 giugno 2026: termine ordinario per i contribuenti non compresi nella proroga;
  • 30 luglio 2026: termine ordinario con maggiorazione dello 0,40% per i soggetti esclusi dal differimento.

Lo scadenzario ufficiale dell’Agenzia delle Entrate riporta per il 20 luglio 2026 numerosi versamenti relativi a IRPEF, IRES, IRAP, IVA, cedolare secca e imposte sostitutive riferiti ai contribuenti interessati dalla disciplina ISA.

La proroga deve essere distinta dalla rateizzazione: il differimento sposta la data iniziale del versamento, mentre la rateizzazione distribuisce il debito tributario in più rate, con applicazione degli interessi sulle rate successive alla prima.


2. Quali contribuenti possono beneficiare del termine del 20 luglio

Il beneficio riguarda, in linea generale, i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA e che dichiarano ricavi o compensi non superiori al limite previsto per l’applicazione degli stessi indici.

Tra i potenziali beneficiari rientrano:

  • imprese individuali;
  • lavoratori autonomi e professionisti;
  • società di persone;
  • associazioni professionali;
  • società di capitali;
  • soggetti che partecipano a società, associazioni o imprese interessate dalla proroga, quando dichiarano redditi imputati per trasparenza;
  • contribuenti forfetari o in regime di vantaggio, se esercitano un’attività per la quale è stato approvato un ISA;
  • soggetti che presentano una causa di esclusione dall’applicazione degli ISA, purché l’attività esercitata rientri tra quelle per le quali gli indici sono stati approvati.

L’Agenzia delle Entrate precisa, nel calendario della dichiarazione 2026, che il termine del 20 luglio riguarda i contribuenti ISA e coloro che presentano cause di esclusione.

Il mero possesso della partita IVA non è quindi sufficiente. Un contribuente che esercita un’attività priva di ISA approvato oppure che supera il limite massimo di ricavi o compensi deve rispettare il termine ordinario, salvo che rientri nel differimento per effetto della partecipazione a un soggetto ammesso.

Verifica preliminare per lo studio

Prima di applicare la proroga occorre controllare:

  1. codice attività ATECO esercitato nel 2025;
  2. esistenza di un ISA approvato per tale attività;
  3. ammontare dei ricavi o compensi;
  4. eventuale causa di esclusione;
  5. partecipazioni in società o associazioni fiscalmente trasparenti;
  6. periodo d’imposta coincidente o non coincidente con l’anno solare.

L’esito della verifica dovrebbe essere documentato nella pratica del cliente, evitando di applicare automaticamente la proroga a tutti i titolari di partita IVA.


3. Quali imposte e contributi rientrano nel differimento

Il rinvio interessa i versamenti risultanti dalle dichiarazioni fiscali. In particolare, possono rientrare:

  • saldo IRPEF 2025;
  • primo acconto IRPEF 2026;
  • saldo IRES e primo acconto IRES;
  • saldo e primo acconto IRAP, per i soggetti ancora tenuti;
  • saldo IVA 2025, quando versato entro il termine delle imposte sui redditi;
  • cedolare secca;
  • imposta sostitutiva dei contribuenti forfetari;
  • imposta sostitutiva del regime di vantaggio;
  • addizionali regionali e comunali;
  • contributi INPS dovuti da artigiani, commercianti e professionisti iscritti alla Gestione separata, per la quota determinata sul reddito dichiarato;
  • diritto annuale alla Camera di commercio, quando il relativo termine è collegato a quello delle imposte sui redditi;
  • IVA dovuta per l’adeguamento alle risultanze ISA;
  • eventuali ulteriori imposte sostitutive risultanti dal modello Redditi.

Lo scadenzario del 20 luglio 2026 contempla, tra gli altri, versamenti IRPEF, IRES, IRAP, IVA, cedolare secca e imposte sostitutive. Per l’adeguamento ISA è espressamente previsto il versamento dell’IVA sui maggiori ricavi o compensi dichiarati.

Non rientrano automaticamente nella proroga gli adempimenti periodici con scadenza autonoma, quali:

  • IVA mensile;
  • ritenute sui redditi di lavoro dipendente e autonomo;
  • contributi previdenziali mensili dei dipendenti;
  • tributi non collegati alla dichiarazione dei redditi;
  • avvisi bonari e rateazioni già in corso;
  • imposte dovute per atti soggetti a registrazione.

Per questi versamenti resta applicabile la scadenza ordinaria prevista dalla relativa disciplina.


4. Versamento in unica soluzione, maggiorazione e rateazione

Il contribuente ammesso alla proroga può scegliere tra diverse modalità.

Pagamento entro il 20 luglio 2026

Il versamento è effettuato senza maggiorazione. La data rappresenta il termine iniziale anche ai fini della rateazione.

Pagamento nei trenta giorni successivi

Il pagamento può essere effettuato entro il termine successivo previsto dalla legge, applicando la maggiorazione dello 0,40% alle somme dovute.

La maggiorazione deve essere calcolata sul tributo prima dell’eventuale compensazione, secondo le regole applicabili al singolo versamento. Deve inoltre essere attribuita allo stesso codice tributo dell’imposta cui si riferisce, salvo diverse istruzioni.

Rateizzazione

Il saldo e il primo acconto possono essere rateizzati. Le rate successive alla prima sono maggiorate degli interessi determinati secondo il calendario indicato nelle istruzioni dei modelli dichiarativi.

Le istruzioni del modello Redditi Persone fisiche 2026 precisano che, quando la prima rata scade il 30 luglio, la seconda rata è dovuta il 20 agosto con gli interessi previsti. Tale principio conferma la necessità di costruire il piano di rateazione partendo dalla data effettiva della prima rata applicabile al contribuente.

Per i soggetti ammessi al 20 luglio, il piano deve essere elaborato utilizzando il calendario specifico risultante dalle istruzioni e dallo scadenzario ufficiale, distinguendo:

  • contribuenti titolari di partita IVA;
  • contribuenti non titolari di partita IVA;
  • prima rata senza maggiorazione;
  • prima rata con maggiorazione dello 0,40%.

Metodo storico e metodo previsionale

Gli acconti possono essere calcolati:

  • con il metodo storico, sulla base dell’imposta dell’anno precedente;
  • con il metodo previsionale, stimando l’imposta effettivamente dovuta per il 2026.

Il metodo previsionale può essere utile in caso di forte riduzione del reddito, cessazione dell’attività o perdita di una fonte reddituale. Espone però al rischio di insufficiente versamento, con conseguenti sanzioni e interessi.


5. Procedura operativa e controlli da effettuare

La gestione della proroga dovrebbe essere articolata in fasi distinte.

Fase 1 – Classificazione dei clienti

Predisporre un elenco suddiviso tra:

  • contribuenti ISA ammessi;
  • soggetti con causa di esclusione ISA;
  • contribuenti forfetari con attività soggetta a ISA;
  • soci e associati interessati per trasparenza;
  • soggetti esclusi dalla proroga;
  • casi dubbi da approfondire.

Fase 2 – Chiusura della dichiarazione

Prima di determinare i versamenti occorre completare:

  • riconciliazione contabile;
  • verifica dei ricavi e compensi;
  • determinazione del reddito;
  • calcolo delle imposte;
  • eventuale compilazione del modello ISA;
  • valutazione dell’adeguamento a maggiori ricavi o compensi;
  • calcolo dei contributi previdenziali.

Fase 3 – Scelta finanziaria

Confrontare con il cliente:

  • pagamento in unica soluzione;
  • rateizzazione;
  • utilizzo di crediti in compensazione;
  • pagamento entro il termine maggiorato;
  • eventuale riduzione degli acconti con metodo previsionale.

Fase 4 – Controllo del modello F24

Verificare:

  • codice tributo;
  • anno di riferimento;
  • importo del saldo;
  • importo del primo acconto;
  • maggiorazione dello 0,40%, se dovuta;
  • numero della rata;
  • interessi di rateazione;
  • crediti utilizzati in compensazione;
  • obbligo di presentazione tramite servizi telematici.

Fase 5 – Conservazione documentale

Archiviare:

  • prospetto delle imposte;
  • calcolo degli acconti;
  • scelta del metodo storico o previsionale;
  • piano rateale;
  • modello F24;
  • ricevuta telematica;
  • autorizzazione del cliente all’addebito;
  • nota interna che giustifica l’applicazione della proroga.

6. Quattro esempi pratici e numerici

Esempio 1 – Professionista soggetto ISA che paga entro il 20 luglio

Un professionista dichiara per il 2025:

  • saldo IRPEF: 4.200 euro;
  • primo acconto IRPEF 2026: 2.300 euro;
  • addizionale regionale: 310 euro;
  • contributi Gestione separata a saldo: 1.450 euro.

Totale:

4.200 + 2.300 + 310 + 1.450 = 8.260 euro.

L’attività esercitata è soggetta a ISA e i compensi non superano il limite previsto. Il contribuente può versare 8.260 euro entro il 20 luglio 2026 senza maggiorazione.

Se dispone di un credito IVA compensabile di 2.000 euro:

8.260 − 2.000 = 6.260 euro da addebitare.

Prima dell’invio occorre verificare eventuali vincoli all’utilizzo del credito e l’eventuale necessità del visto di conformità.


Esempio 2 – Pagamento successivo con maggiorazione dello 0,40%

Un’impresa individuale ammessa alla proroga deve versare:

  • saldo IRPEF: 6.000 euro;
  • primo acconto: 3.000 euro;
  • saldo INPS eccedente il minimale: 2.000 euro.

Totale imposte e contributi:

6.000 + 3.000 + 2.000 = 11.000 euro.

Il contribuente sceglie di pagare nei trenta giorni successivi.

Maggiorazione:

11.000 × 0,40% = 44 euro.

Totale complessivo:

11.000 + 44 = 11.044 euro.

La maggiorazione va ripartita sui singoli importi secondo le modalità di compilazione del modello F24.


Esempio 3 – Socio di società di persone

Una società in nome collettivo esercita un’attività soggetta a ISA e dichiara un reddito di 120.000 euro.

I soci sono due, con partecipazione al 50%.

Reddito imputato a ciascun socio:

120.000 × 50% = 60.000 euro.

Il primo socio non possiede partita IVA personale. Il secondo svolge anche un’attività professionale.

Entrambi possono beneficiare del termine differito per le imposte derivanti dal reddito attribuito per trasparenza, purché risultino rispettate le condizioni normative previste per la società partecipata.

Se il primo socio deve versare:

  • saldo IRPEF: 7.500 euro;
  • primo acconto: 4.000 euro;

il totale di 11.500 euro potrà essere pagato entro il termine differito applicabile, nonostante il socio non svolga personalmente un’attività soggetta a ISA.


Esempio 4 – Contribuente forfetario e riduzione previsionale dell’acconto

Un consulente in regime forfetario ha dichiarato nel 2025 un’imposta sostitutiva di 5.000 euro.

L’acconto storico 2026 sarebbe pari, ipoteticamente, a 5.000 euro, da suddividere secondo le regole applicabili.

Nel 2026 il contribuente ha cessato l’attività il 31 marzo e stima un’imposta effettiva di 1.200 euro.

Può valutare il metodo previsionale e ridurre l’acconto complessivo a 1.200 euro.

Risparmio temporaneo di liquidità:

5.000 − 1.200 = 3.800 euro.

La scelta deve essere supportata da una simulazione documentata. Se l’imposta effettiva risultasse pari a 2.000 euro, si produrrebbe un insufficiente versamento di:

2.000 − 1.200 = 800 euro,

con applicazione di sanzioni e interessi, salva la possibilità di ravvedimento operoso.


Check-list operativa interna

☐ Verificare il codice ATECO esercitato nel 2025.
☐ Accertare l’esistenza di un ISA approvato.
☐ Controllare il limite dei ricavi o compensi.
☐ Individuare eventuali cause di esclusione.
☐ Verificare partecipazioni in società o associazioni trasparenti.
☐ Distinguere imposte dichiarative e versamenti periodici.
☐ Determinare saldo e primo acconto.
☐ Valutare l’eventuale adeguamento ISA.
☐ Calcolare contributi INPS collegati al reddito.
☐ Confrontare pagamento unico, rateazione e termine maggiorato.
☐ Verificare i crediti utilizzabili in compensazione.
☐ Documentare l’eventuale metodo previsionale.
☐ Controllare codici tributo, anno e numero rata.
☐ Acquisire l’autorizzazione del cliente.
☐ Conservare ricevuta telematica e prospetto di calcolo.


Conclusioni

Il termine del 20 luglio 2026 rappresenta un differimento mirato e non una proroga generalizzata per tutte le partite IVA. Il primo controllo deve riguardare l’attività esercitata, l’applicabilità degli ISA, l’ammontare dei ricavi o compensi e l’eventuale partecipazione in soggetti fiscalmente trasparenti.

Una volta verificato il diritto al differimento, occorre individuare con precisione i versamenti interessati, distinguendoli dagli obblighi periodici che conservano le proprie scadenze.

Dal punto di vista operativo, la proroga offre maggiore tempo per completare le dichiarazioni e programmare la liquidità, ma richiede una gestione rigorosa delle rate, delle maggiorazioni, delle compensazioni e degli acconti. La classificazione preventiva dei clienti e l’utilizzo di una check-list interna riducono il rischio di applicare il termine errato o predisporre modelli F24 non coerenti con la posizione fiscale del contribuente.

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