Fabrizio Di Patti – Dottore Commercialista

Redditi SC 2026: le novità IRES per società di capitali, gruppi e soggetti equiparati

Con l’approvazione del Modello Redditi SC 2026 e delle relative istruzioni, la campagna dichiarativa delle società di capitali entra in una fase decisiva. Per i bilanci chiusi al 31 dicembre 2025, la dichiarazione non si limita a recepire le regole ordinarie dell’IRES, ma incorpora alcune novità che hanno un impatto concreto sulla pianificazione fiscale: su tutte, la IRES premiale al 20% per il periodo d’imposta 2025 e gli aggiornamenti del quadro CP per il concordato preventivo biennale. È quindi un modello che richiede una lettura non solo compilativa, ma anche strategica, perché gli effetti si riflettono su accantonamenti, investimenti, politiche del personale e gestione del tax planning societario.

1. Chi presenta il Modello Redditi SC 2026 e quali sono i termini da tenere presenti

Il Modello Redditi SC 2026 riguarda le società di capitali, gli enti commerciali residenti e i soggetti non residenti equiparati ai fini delle imposte sui redditi. Per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, la presentazione telematica parte dal 15 aprile 2026; il termine ordinario coincide con l’ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta e, per i soggetti “solari”, cade nel 2026 al 2 novembre, perché il 31 ottobre è sabato. Il riferimento generale resta l’articolo 2 del DPR 322/1998, mentre i modelli definitivi 2026 sono stati approvati dall’Agenzia delle Entrate con i provvedimenti del 27 febbraio 2026.

2. La novità più rilevante: l’IRES premiale entra nel Redditi SC 2026

La modifica di maggiore impatto per le società è l’ingresso, nel modello dichiarativo, della cosiddetta IRES premiale, cioè la riduzione dell’aliquota dal 24% al 20% per il solo periodo d’imposta 2025, introdotta dalla legge di Bilancio 2025. Le istruzioni del modello Redditi SC 2026 recepiscono espressamente questa agevolazione e la distribuiscono in più parti della dichiarazione, segno che non si tratta di una misura “a margine”, ma di un istituto che incide su determinazione del reddito, liquidazione dell’imposta, prospetti informativi e gestione dei controlli successivi. Per le società che possono accedervi, la differenza non è trascurabile: si parla di un abbattimento di 4 punti di aliquota sull’intero imponibile agevolabile.

3. Le condizioni per applicare l’aliquota IRES del 20%

La riduzione al 20% non è automatica. La disciplina richiede il rispetto congiunto di condizioni patrimoniali, di investimento e occupazionali. In sintesi, la società deve: accantonare ad apposita riserva almeno l’80% dell’utile 2024; destinare a investimenti qualificati almeno il 30% degli utili accantonati, e comunque un importo non inferiore al 24% dell’utile 2023, con una soglia minima di investimento di 20.000 euro; effettuare gli investimenti in beni strumentali nuovi riconducibili alla disciplina Transizione 4.0 o 5.0 entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al 2025; mantenere nel 2025 un numero di unità lavorative almeno non inferiore alla media del triennio precedente e realizzare un incremento occupazionale minimo dell’1%, con almeno una nuova unità; inoltre, non deve esserci ricorso alla CIG nelle ipotesi ostative previste dal decreto attuativo. Questo è il vero cuore dell’agevolazione: la riduzione dell’aliquota è subordinata a un comportamento aziendale virtuoso, non a una mera opzione dichiarativa.

4. Come verificare in modo corretto se la società può beneficiare dell’IRES premiale

Dal punto di vista operativo, la verifica va impostata in quattro passaggi. Primo: controllare la destinazione dell’utile 2024 e verificare che l’accantonamento a riserva sia stato deliberato in modo coerente con la norma. Secondo: misurare gli investimenti “qualificati” 2025, verificando non solo l’importo, ma anche la natura del bene, la collocazione nella struttura produttiva italiana e, se richiesto, i requisiti tecnici di interconnessione o efficienza. Terzo: ricostruire la media occupazionale del triennio precedente e confrontarla con il dato del 2025, avendo cura di ragionare in termini di unità lavorative e non solo di teste. Quarto: verificare l’assenza di cause di decadenza o di esclusione. Solo dopo questa istruttoria ha senso procedere con la compilazione del modello. In altre parole, la dichiarazione è il punto di arrivo, non il punto di partenza.

5. Dove trova spazio l’IRES premiale nel modello Redditi SC 2026

Le istruzioni approvate il 27 febbraio 2026 chiariscono che l’agevolazione viene gestita nel frontespizio e in più quadri della dichiarazione, tra cui RF, RN, GN, GC, PN, RH, RL, RS, CP e RX. Questa diffusione nei quadri non è casuale: segnala che l’IRES premiale incide sia nella determinazione del reddito della singola società, sia nei casi di tassazione di gruppo, trasparenza o consolidato, oltre che nei prospetti di riepilogo e nel quadro finale del credito/debito. Per chi segue gruppi societari o strutture complesse, la verifica deve quindi essere effettuata non solo “a livello impresa”, ma anche alla luce dei riflessi sugli eventuali regimi opzionali. Una compilazione frettolosa del solo quadro RN rischia di lasciare incoerenze altrove.

6. Redditi SC 2026 e concordato preventivo biennale: le novità del quadro CP

Accanto all’IRES premiale, il modello 2026 aggiorna anche il quadro CP dedicato al concordato preventivo biennale. Le istruzioni introducono nella sezione I del quadro nuove caselle e nuovi campi per gestire il comma 1-bis dell’art. 20-bis del D.Lgs. 13/2024, come modificato dal D.Lgs. 81/2025, con particolare riguardo al regime d’imposta sostitutiva per chi ha aderito al CPB 2025-2026. Nei righi CP3, CP4 e CP5 è previsto lo spazio per l’eventuale quota di imponibile concordato attribuita per trasparenza; nel rigo CP6 sono gestiti i componenti che non concorrono al reddito oggetto di concordato, compresa la maggiorazione del costo del lavoro per le nuove assunzioni; nel rigo CP11 compaiono nuove cause di esclusione e cessazione. Per le società interessate dal CPB, il quadro CP non è più un quadro “satellite”: diventa uno dei punti più delicati dell’intera dichiarazione.

7. Tre esempi pratici per capire l’impatto reale delle novità

Primo caso: società industriale che accede all’IRES premiale.
Una società chiude il 2024 con un utile di 500.000 euro. Ne accantona a riserva l’80%, cioè 400.000 euro. Nel 2025 effettua investimenti 4.0 per 150.000 euro. Il 30% degli utili accantonati è pari a 120.000 euro, quindi il requisito dell’investimento minimo è rispettato; inoltre 150.000 euro sono superiori anche al 24% dell’utile 2023, ipotizzato in 400.000 euro (24% = 96.000 euro). Se il reddito imponibile IRES 2025 è 900.000 euro, con aliquota ordinaria l’imposta sarebbe 216.000 euro; con aliquota premiale al 20% scende a 180.000 euro. Il risparmio fiscale è quindi di 36.000 euro, ma solo se la società dimostra anche il requisito occupazionale e l’assenza di cause ostative.

Secondo caso: società che non raggiunge la soglia d’investimento minima.
Supponiamo una società commerciale con utile 2024 pari a 120.000 euro, di cui accantona a riserva 100.000 euro. Il 30% degli utili accantonati sarebbe 30.000 euro, ma nel 2025 realizza investimenti agevolabili per soli 18.000 euro. Anche se il 30% teorico sarebbe soddisfatto in astratto, la disciplina richiede comunque un investimento minimo di 20.000 euro. In questo caso l’accesso all’aliquota ridotta viene meno. Se il reddito imponibile IRES 2025 è 250.000 euro, la società paga l’IRES ordinaria del 24%, pari a 60.000 euro, senza poter applicare l’aliquota del 20%. La differenza rispetto a un accesso pieno all’agevolazione sarebbe stata di 10.000 euro di minor imposta.

Terzo caso: società con impatto del CPB e maggiorazione costo del lavoro.
Una società aderente al concordato preventivo biennale ha un reddito concordato 2025 pari a 300.000 euro. Nel corso del 2025 sostiene una maggiorazione del costo del lavoro per nuove assunzioni pari a 25.000 euro, componente che, secondo le nuove istruzioni, non concorre alla formazione del reddito d’impresa oggetto di concordato nel rigo CP6. Se non venisse correttamente esclusa, il reddito tassabile ai fini del CPB resterebbe pari a 300.000 euro; se invece la gestione è corretta, la base di riferimento si riduce a 275.000 euro. Con un’aliquota IRES del 24%, l’effetto finanziario è di 6.000 euro di imposta potenzialmente “sterilizzata” sul maggior costo del lavoro. Questo esempio mostra bene come il modello non sia un mero contenitore dichiarativo, ma il punto in cui le agevolazioni vanno tradotte correttamente in numeri.

8. Gli errori più frequenti da evitare nella compilazione del Redditi SC 2026

Gli errori più insidiosi non riguardano solo il calcolo dell’imposta, ma la coerenza dell’intera dichiarazione. Il primo errore è considerare l’IRES premiale come una riduzione “automatica”, senza predisporre un fascicolo documentale su utili, investimenti e occupazione. Il secondo è limitarsi al quadro RN senza coordinare le informazioni con i quadri RF, RS, CP e RX. Il terzo riguarda il CPB: la presenza di nuove caselle e nuovi righi nel quadro CP impone una verifica puntuale dei flussi, soprattutto per le società con trasparenza fiscale o redditi concordati trasferiti. Il quarto è di calendario: il modello Redditi SC deve essere presentato entro l’ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura dell’esercizio; per i soggetti “solari” il termine 2026 cade il 2 novembre. Una gestione tecnica superficiale su questi punti può annullare o ridurre i vantaggi che la norma mette a disposizione.

Conclusioni

Il Modello Redditi SC 2026 non introduce soltanto qualche aggiornamento formale: segna un passaggio importante nella gestione dell’IRES delle società. L’elemento centrale è la IRES premiale, che può trasformarsi in una vera leva di pianificazione fiscale per le imprese che hanno saputo patrimonializzarsi, investire e incrementare l’occupazione. A questo si affiancano le modifiche del quadro CP, che rafforzano il ruolo del concordato preventivo biennale nella dichiarazione delle società di capitali. Per chi gestisce società, gruppi o strutture articolate, la parola d’ordine è una sola: istruttoria preventiva. Perché nel 2026 il beneficio fiscale non si conquista nel momento in cui si compila il modello, ma molto prima, nelle decisioni societarie prese tra bilancio, investimenti e organizzazione del personale.

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